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Montoro affumicata: gravi rischi per la salute!

La Città affumicata. Dalla seconda metà di giugno fino alla fine di settembre la Città di Montoro è avvolta da una coltre di fumo dovuta alla bruciatura di residui vegetali e i montoresi sono costretti a respirare ogni giorno un mix di veleni tossici.
I prodotti delle combustioni agricole sono tossici e cancerogeni. Già l’Arpac Avellino ha tentato più volte di far comprendere ai sindaci la pericolosità di tale pratica. Tra l’altro da luglio a settembre vige il divieto assoluto di bruciatura degli scarti vegetali previsto dal decreto regionale che fissa il periodo di massima pericolosità degli incendi boschivi. Divieto che viene sistematicamente disatteso.

Prima di lasciarvi alla lettura di alcune informazioni sulle conseguenze delle combustioni incomplete, condivido e invito a riflettere sul dato che emerge dallo studio “Atlante di mortalità per cancro nella Provincia di Avellino” condotto dal Centro Ricerche Oncologiche di Mercogliano: Montoro Inferiore risulta il comune irpino con la maggiore mortalità per cancro al polmone.

 

 

Il fumo è il risultato di una combustione incompleta.

Le combustioni incomplete di combustibili fossili, legname, grassi, fogliame, incenso e composti organici in generale, comportano la formazione degli IPA (idrocarburi policiclici aromatici).
 
Gli IPA sono inquinanti che generano allerta perché identificati come cancerogeni, mutageni e teratogeni.
 
Gli IPA sono risultati particolarmente implicati nei tumori del polmone, della vescica e della cute, ma anche di rene, laringe, mammella, ed esistono sospetti su una varietà di altri tumori, sia per quanto riguarda alti livelli occupazionali di IPA sia per quanto riguarda le basse esposizioni ambientali.
 

Gli IPA possono inoltre penetrare nell’organismo tramite la cute.

Il potenziale effetto cancerogeno differisce tra le vari molecole e per alcune di queste non è stata ancora determinata l’effettiva capacità di danno.

Gli IPA, una volta penetrati nell’organismo, subiscono una serie di biotrasformazioni: il benzo[a]pirene, ad esempio, va incontro ad epossidazione, formazione di un diolo per attacco nucleofilo da parte dell’acqua, ed ulteriore epossidazione, con la formazione di un diolo-epossido (altamente cancerogeno), in quanto tende ad attaccarsi al DNA in modo covalente, formando i cosiddetti DNA-addotti.


Si ritiene che il diolo epossido sia la specie più cancerogena.
Una delle sue forme ossidate (metabolicamente dall’organismo), è il benzo[a]pirene-7,8-diidrodiolo-9,10-diidroossido che può legarsi al DNA interferendo con il suo meccanismo di replicazione. Il processo di formazione del perossido è relativamente complesso ed implica una cascata di reazioni coinvolgenti il citocromo P450, ed enzimi quali perossidasi ed idrolasi. La sua struttura inoltre non viene intercettata dal sistema enzimatico di correzione dei geni della categoria Caretaker del Dna, che ha invece il ruolo di demolire i tratti mutati dell’acido nucleico per prevenirne mutazioni nocive.
Il diolo epossidico viene legato al DNA attraverso attacco nucleofilo, ad esempio da parte della adenina. L’attacco covalente del grosso residuo idrocarburico rappresenta un evidente danno per il DNA. Questo danno provoca delle mutazioni e, con le mutazioni, una maggiore probabilità di cancerogenesi.
Disciolto in acqua il benzo[a]pirene è tra le sostanze più pericolose, il suo limite di concentrazione è intorno agli 0,01 mg/l.

 

 

 

fonte:

—> https://it.wikipedia.org/wiki/Idrocarburi_policiclici_aromatici

—> http://lem.ch.unito.it/didattica/infochimica/2010_PAH_in_atmosfera/effetti_sull_uomo.html
 
 
 
 
 

Fabrizio Guadagno

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