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Filtri ai carboni attivi: arrivano dopo 3 anni di disservizi e richieste dei comitati

L’emergenza idrica ha messo all’angolo la classe politica irpina e ha evidenziato la sua incapacità nel risolvere i problemi del territorio.

Per circa due anni l’unica soluzione avanzata dai comuni di Montoro e Solofra e dall’Alto Calore è stata quella dell’acquedotto di surrogazione (costo stimato 6 milioni di euro), progetto poi bocciato dalla Regione. Altri due anni per finanziare una batteria di filtri ai carboni attivi a Montoro per consentire la riattivazione del pozzo Sant’Eustachio! 

La soluzione dei carboni attivi è stata proposta a più riprese dai cittadini e comitati del territorio ma purtroppo è stata sempre ignorata. Oggi, a quasi quattro anni dall’emergenza tetracloroetilene, per risolvere la crisi infrastrutturale dell’Alto Calore (non idrica, perché il 50% dell’acqua si disperde per via delle reti colabrodo)  ricorrono ai filtri ai carboni attivi, dopo un lunga serie di disservizi e disagi per cittadini e attività economiche.

Sarebbe bastato confrontarsi con altre realtà che prima di noi hanno affrontato questa emergenza tetracloroetilene per carpire utili suggerimenti. Sarebbe bastato ad esempio guardare al comune di Pomezia che per le aziende con il pozzo inquinato impone il filtro a carboni attivi per poter continuare a lavorare e togliere l’inquinante dalla falda. A Biella i gestori pubblici possono mettere i filtri in autonomia. La strada che ci è deciso di seguire a Solofra e Montoro più che ai fatti però pare essere improntata ad un logorante chiacchiericcio.  

Il piano di caratterizzazione è ancora fermo al palo; il 2015 ha visto cadere inutilmente il termine per l’utilizzo dei fondi europei 2007-2014. A quel punto occorreva porsi due domande: 1) il piano predisposto in tutta fretta dall’ATO Calore Irpino deve essere rivisto, venute meno le ragioni di urgenza? 2) Non era più logico utilizzare subito i fondi disponibili per un intervento di urgenza con installazione dei filtri a carboni attivi per l’emungimento dai pozzi così come previsto dalla vigente normativa per la bonifica dei siti contaminati da P.C.E. ? 

 

Il caso di Terni e Montoro a confronto

Esemplare è il caso di Terni dove i pozzi contaminati sono stati riaperti un anno dopo il ritrovamento del tetracloroetilene nella falda acquifera. In un anno hanno risolto l’emergenza tetracloroetilene installando due batterie di filtri di ultima generazione che assicurano la salubrità dell’acqua e la depurazione continua. Il costo dell’operazione? 300 mila euro! 
 
Quella dei carboni attivi era una soluzione nota a tutti: è stata anche oggetto di discussione nel corso di una conferenza dei servizi tenutasi il 9 aprile 2015 presso la Regione Campania. Al tavolo di discussione parteciparono i primi cittadini di Solofra e Montoro, Michele Vignola e Mario Bianchino, il presidente dell’Ato, Giovanni Colucci, e per la Regione Campania il dirigente del settore ambiente, il dottore. Palmieri. 
La questione era appunto quella dei filtri ai carboni attivi. Un accorgimento che avrebbe consentito la messa in sicurezza e favorito la bonifica e che avrebbe portato alla riapertura dei punti di emungimento dei due comuni. Una soluzione avvalorata anche da una pronuncia del Tar pubblicata poco prima dell’incontro in Regione. 
 
Dal punto di vista operativo, Solofra e Montoro avrebbero dovuto dare mandato all’Ato per la predisposizione di un piano finalizzato all’installazione dei filtri a carboni attivi. (Era il 2015!)

L’impiego dei carboni attivi sarebbe servito per rimettere in equilibrio il sistema. Per quanto riguarda Solofra, le acque dei pozzi di Consolazione ed Eustachio sarebbero state destinate all’utilizzo industriale. Per Montoro, invece, l’obiettivo era quello di aumentare la portata della rete a fini potabili.

Il caso di Solofra richiedeva però uno step ulteriore; infatti mentre il pozzo di Chiusa a Montoro è stato chiuso con provvedimento commissariale, nella cittadina conciaria al provvedimento di chiusura emesso dal sindaco si è aggiunto quello della Procura. Per questo motivo, dunque, chi di dovere avrebbe dovuto chiedere il dissequestro dei pozzi prima di poter concretamente operare con il sistema a carboni attivi. 

Riguardo ai costi, la Regione Campania, avrebbe potuto utilizzare i fondi europei per la realizzazione del sistema a filtri. Ma, purtroppo, non è stato fatto nulla. Solo oggi, nel bel mezzo della “crisi idrica”, con le spalle al muro, hanno rinnovato l’impegno a finanziare l’installazione dei filtri (750 mila euro per i pozzi di Montoro).
 

Fabrizio Guadagno

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