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Emergenza idrica in Irpinia. Facciamo il punto

L’emer­gen­za idri­ca in Ir­pi­nia non è certo qualcosa che scopriamo negli ultimi giorni ma un problema noto da un bel po di tempo, soprattutto ai “piani alti”.

Le prime richieste di intervento – da parte dell’Alto Calore – risalgono a qualche anno fa. Ma purtroppo – come spesso accade in Italia – prima di intervenire si attende il verificarsi dell’emergenza. Solo in seguito vengono attuate le contromisure che il più delle volte risultano persino inadeguate!  

Uno degli ultimi appelli dell’Alto Calore risale ad aprile 2017 durante un vertice in prefettura per tentare un accordo con la Regione Campania al fine di aumentare la fornitura idrica per l’irpinia. 
Il vi­ce ca­po di Ga­bi­net­to Ines Gian­ni­ni chiese al fun­zio­na­rio del Set­to­re «Ci­clo In­te­gra­to del­le Ac­que» di Pa­laz­zo San­ta Lucia, Ci­ro Pe­sa­ca­ne, ri­spo­ste urgenti sul­la pro­ble­ma­ti­ca che at­ta­na­glia la pro­vin­cia irpina e par­te del Be­ne­ven­ta­no in vi­sta dell’esta­te. Il rap­pre­sen­tan­te re­gio­na­le pre­se l’im­pe­gno di con­se­gna­re la de­li­be­ra di giun­ta per la nuo­va cen­tra­le di Cas­sa­no. [Si tratta di un pro­get­to da 7 mi­lio­ni 636mi­la e 379 eu­ro che da­rà a 90 co­mu­ni ser­vi­ti dall’Al­to Ca­lo­re la pos­si­bi­li­tà di non re­sta­re mai a sec­co. ] 

Pe­sa­ca­ne rassicurò che l’iter per la de­li­be­ra sull’im­pian­to di Cas­sa­no era stato finalmente com­ple­ta­to, aven­do la Re­gio­ne su­pe­ra­to an­che l’im­pas­se bu­ro­cra­ti­co con il Mi­ni­ste­ro dell’Am­bien­te. In­som­ma, la strada era tutta in discesa per il nul­lao­sta at­te­so dal­la me­tà di gen­na­io. 

Ma a distanza di due mesi da quel vertice in prefettura, dell’ap­pro­va­zio­ne dei fon­di e del pia­no di ero­ga­zio­ne eco­no­mi­ca, nemmeno l’ombra. Ma non è tutto! 
A complicare le cose si è aggiunto il fer­mo per re­vi­sio­ne del se­con­do im­pian­to di Cas­sa­no che ha co­stret­to a ri­met­te­re in fun­zio­ne una vec­chia cen­tra­le. Que­sta di­stri­bui­sce 30 li­tri in me­no al se­con­do e as­sor­be mag­gio­re ener­gia elet­tri­ca. L’uti­liz­zo sup­ple­ti­vo del­la strut­tu­ra ri­sa­len­te agli an­ni ‘70 ha per­mes­so­ di tam­po­na­re u­na ­fa­se ­cri­ti­ca, sempre che non si re­gi­stri­no gua­sti o al­tri im­pre­vi­sti!! Per le attività di manutenzione erano previsti due me­si, e parliamo comunque di un impianto che or­mai ha su­pe­ra­to le 100mi­la ore di uti­liz­zo. 

Van­no tro­va­te so­lu­zio­ni al­ter­na­ti­ve. C’è bisogno di una or­ga­ni­ca e det­ta­glia­ta pia­ni­fi­ca­zio­ne del­le ope­re ne­ces­sa­rie per il pros­si­mo fu­tu­ro. Le con­dot­te esi­sten­ti sul nostro territorio do­vreb­be­ro ave­re una vi­ta di uti­liz­zo di 30, mas­si­mo 40 an­ni, e in­ve­ce in al­cu­ni ca­si han­no già su­pe­ra­to i 70 an­ni. Un fat­to­re, que­sto dell’età di eser­ci­zio, de­ter­mi­nan­te per per­di­te e rot­tu­re. Ec­co per­ché non si può rin­via­re ol­tre un pro­get­to or­ga­ni­co per rea­liz­za­re nuo­ve re­ti idri­che per le pro­vin­ce di Avel­li­no e Be­ne­ven­to.

Lassismo istituzionale. In certi ambienti, i problemi sono rilevati con largo anticipo rispetto al loro verificarsi, ma chi dovrebbe attivarsi per risolverli, o quantomeno attenuarli, non muove un dito. E quando l’emergenza si palesa, si innesca in automatico il gioco dello scaricabarile. In questi giorni i sindaci di Avellino, Ariano e Montoro sono “insorti” contro Palazzo Santa Lucia: “Subito il finanziamento degli interventi sulle reti, ma anche alle verifiche per la riapertura dei pozzi di Montoro ed al riequilibrio con la Regione Puglia“. Ma fino ad oggi dove hanno vissuto? Chi ha approvato i bilanci dell’Ato e dell’Alto Calore?
Possibile che non sappiano mai nulla dei problemi della società che gestisce il servizio idrico della loro città? Cascano sempre dal pero?

Montoro l’emergenza non dipende solo dalle reti, ma anche dalla lentezza delle procedure burocratiche. Da 3 anni, a seguito dell’emergenza tetracloroetilene, i pozzi di località Chiusa e Sant’Eustachio sono bloccati. Da allora, non solo il comune della valle dell’Irno, ma anche molti altri riforniti da Cassano, da Contrada a Forino ad Aiello, risentono della carenza d’acqua.
Sono trascorsi inutilmente tre anni e il piano di caratterizzazione è ancora fermo al palo. Dai sopralluoghi effettuati nelle ultime settimane è emersa la necessità di apportare ulteriori correttivi! Il più significativo: un impianto con filtri a carboni attivi che dovrà trattare le acque emunte dai pozzi contaminati da tetracloroetilene prima di poterle immettere in fognatura. Sarà rivisto anche il numero e l’individuazione dei punti di monitoraggio. Insomma, il piano di caratterizzazione (ovvero l’intervento che precede la bonifica) dopo tre anni risulta ancora in via di definizione. E per la bonifica della falda? Serviranno altre risorse e altro tempo. Ma di questo passo, il tetracloroetilene in falda non ci sarà più perchè a poco a poco finirà nelle nostre case.  

Infatti, nel corso dell’ultimo vertice in prefettura (13 giugno) si è discusso dell’emergenza idrica nel Montorese, dove ci sono due pozzi idrici con una portata stimata di 120 litri al secondo, fermi a causa dell’emergenza tetracloroetilene. Ora per risolvere questa impasse politica, qualcuno ha pensato di riattivare uno dei due pozzi, il pozzo Sant’Eustachio, con il rischio di far bere alla popolazione acqua al tetracloroetilene! 

Fabrizio Guadagno

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