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C’è compostaggio e compostaggio!

Ricevo e diffondo con piacere immenso. 

Buongiorno a Tutti.
In qualità di chimico mi sento di fornire delle precisazioni in merito al diverso approccio ed ai diversi prodotti di biotrasformazione ottenuti che sono alla base delle due tecniche biodemolitive dei rifiuti: la tecnica di fermentazione in anaerobiosi (biodigestore) e quella di fermentazione in aerobiosi (impianti di compostaggio domestici diffusi e impianti basati sul trattamento aerobico della frazione umida, ovvero quelli proposti dal M5S ed oggetto di questa discussione).

Partiamo dalla fermentazione in anaerobiosi, ovvero quella ottenuta attraverso l’uso di biodigestore. L’umido, ovvero la frazione organica dei rifiuti, secondo questa tecnica viene trattato con microrganismi selezionati che agiscono a temperature medio/alte (dai 55° C in su, per intenderci) ed in ASSENZA di ossigeno. Un primo punto importante da segnalare è la selezione di questi batteri, detti anaerobi termofili per la caratteristica sottolineata, che può riguardare ceppi molto pericolosi tra cui il Clostridium (quello del botulino e quello del tetano sono i più noti per la produzione delle relative tossine mortali). In pratica un prodotto “compost” ottenuto in questa maniera potrebbe contenere spore di questi batteri, molto dannose in primis per gli utilizzatori. In secondo luogo, la fermentazione con batteri anaerobi porta alla formazione di gas come il metano e l’anidride carbonica. Anche essendo vero che il metano può utilizzarsi come fonte di energia, resta il fatto che la produzione di questi gas, entrambi composti da atomi di carbonio, abbassa drasticamente il contenuto del carbonio stesso nel prodotto (compost), il quale restando fortemente impoverito della sua frazione organica più importante, risulta possedere scarso “valore nutrizionale” ai fini del proprio utilizzo ad esempio come concime. Un terzo punto da evidenziare risiede nel fatto che altre sostanze come i composti azotati subiscono una conversione in ammoniaca o suoi derivati volatili, con abbassamento delle concentrazioni nel compost dell’azoto organico (aminoacidi, proteine, ammine..). In ultimo, vista la tipologia di trattamento, si ottiene un arricchimento in alogenuri, solfuri e metalli pesanti (cadmio, nichel, piombo, mercurio, ferro, cromo) che porta il compost a divenire (ma dipende dalle concentrazioni) un prodotto potenzialmente nocivo.

La fermentazione in aerobiosi, ovvero il compostaggio “classico” in presenza di ossigeno porta alla formazione di prodotti di degradazione ossidativa – per la maggior parte – in presenza di enzimi, funghi e batteri che “lavorano” in queste condizioni. Il compost ha un contenuto in carbonio (“potere nutrizionale”) superiore rispetto alla metodica precedente, e può essere adoperato per vari scopi (agricoltura biodinamica, biologica e naturale). In questa tecnica viene utilizzata una metodica di eliminazione delle forme batteriche potenzialmente dannose per l’agricoltura attraverso trattamento biologico o separazione fisica (filtrazione). Un compost di buona qualità deve contenere concentrazioni bilanciate di sostanze (azoto, zolfo, fosforo, calcio, carbonio). E’ necessaria una temperatura ottimale, ma è ben comprensibile che ai fini del processo naturale in inverno si necessita di un tempo maggiore rispetto all’estate per la fermentazione degli scarti organici di partenza. Inoltre non è previsto alcun processo artificioso che provvede ad aumentare le concentrazioni dei metalli pesanti descritti (sostanze con effetti mutageni, tossiche a livello del DNA e di vari apparati).

Chiedo scusa per la lungaggine e spero di aver fatto cosa gradita, più che altro per cercare di fare luce su problematiche di scelta che non sono squisitamente economiche, ma anche di natura qualitativa.

fonte articolo

Fabrizio Guadagno

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